Dual Wed 09 September 2020

Piemont-off: sulle strade militari del Piemonte

Dalle mie parti si dice che senza moto “’n ce se po’ sta”, specie se l’hai avuta ed era da fuoristrada, quasi che quei tasselli facciano presa meglio sotto la pelle che sul fango per cui sono stati progettati.

È così che dopo cinque anni di digiuno, con le notti disturbate dal rimbombo di quei garage troppo vuoti, due dei miei storici compagni di enduro hanno ceduto e, incuriositi da questo “adventouring”, hanno comprato due bombardoni su cui caricare le valigie e partire.

Il senso dell’umorismo “dei piani alti” però ha lanciato sul mondo una pandemia non appena posta la firma sul passaggio di proprietà dei mezzi, peggiorando i pruriti di chi aveva già il pieno al serbatoio e la bavetta alla bocca. 

 “Fu nelle notti insonni vegliate all’ombra del portone, che preparai le tracce da usare nel navigatore” (De Andrè semicit.)

Con il mondo chiuso lì fuori in pieno lockdown, la febbre da viaggio (per fortuna solo quella) cresceva, le comunicazioni telematiche si facevano sempre più serrate, “ragazzi ho trovato: Transpirenaica!”… “secondo me la Grecia è da paura” … “non potete capire cosa m’abbiano raccontato dei Balcani!”.

Dopo aver fatto il giro del mondo due volte in due mesi, una cosa che Jules Verne non ha mai avuto neppure l’ardire di pensarla, il lockdown ha allargato le maglie ma il buonsenso e le mogli c’hanno portato a più miti consigli, facendoci capire che se tutte le estati mezza Europa varca le Alpi, forse quest’anno potevamo goderci i tesori di casa nostra, E che tesori!

La rotta era tirata: via del sale, Assietta, Sommelier e Jafferau… era solo questione di tempo.

La via del sale: dal mare alle Alpi

Oggi la via del sale è considerata da tanti la via più bella d’Europa, ma ha un passato che poco ha avuto a che fare con l’aspetto ludico dell’off road.

Con un percorso tendenzialmente in quota e pianeggiante scavalcava le montagne per mettere in comunicazione il Piemonte con il mare e permettere il trasporto del sale, prezioso come l’oro in queste terre di montagna perché necessario ala conservazione degli alimenti.

Oggi la tratta ufficialmente chiamata via del sale è di appena trenta chilometri, sempre ben tenuti e per cui si paga un pedaggio. Da lì è possibile sfruttare un dedalo di sentieri e vie d’alta quota per chiudere fantastici anelli di fuoristrada, come del resto abbiamo fatto anche noi. 

In prossimità del Tanerello, appena usciti dalla via, siamo scesi verso Monesi per poi giungere in Francia a La Brigue e risalire lungo una strada tra pini e abeti fino al Col di Tenda dove una serie di incredibili forti militari presidia il confine italo-francese da fine ‘800.

Girare per i cortili, nelle caserme, nei locali è impressionate ed è affasciante la perizia delle costruzioni, realizzate in posti così complessi da gestire per dodici mesi l’anno.

Assietta e Colle delle Finestre: un quadro disegnato su di una tela dorata

Il giorno dopo la via del sale ci attende l’Assietta, una strada militare a oggi ancora di proprietà del ministero della difesa, su cui non transitano più carri armati ma mezzi di ogni tipo, che affollano la via specie nella settimana di ferragosto quando l’abbiamo percorsa noi.

Il consiglio quindi è quello di partire presto la mattina, sfruttare la giornata fin dall’inizio, con il sole basso a regalare magnifici contrasti di luce dorata su queste montagne immense che levano il fiato.

Percorrere un chilometro vuol dire percorrere una via crucis in cui fermarsi solo per le foto dieci volte, nel vano tentativo di portarsi a casa un frammento di tanta bellezza in un pugno di pixel.

Il nostro giro partiva dalle piste da sci di Claviere proprio al confine con la Francia e, dopo essere passati per Sestriere, la strada dell’Assietta ci porta diretta al colle delle Finestre dove sono state scritte pagine memorabili di ciclismo, con il giro d’Italia che tante volte ha affrontato questi dieci chilometri di tornanti secchi e strettissimi appesi alle spalle della montagna che nel tratto più alto, quando si esce dal bosco, diventano sterrati e mantengono intatto il fascino di un tempo.

La sera in albergo siamo convinti di aver visto tutto, siamo certi che con una giornata del genere nulla potrà mai essere meglio dell’Assietta, no?

Sommelier e Jafferau: senti l’aria che manca e non per la quota

Il terzo giorno ci aspetta la doppietta Sommelier-Jafferau: un itinerario dalle quote vertiginose in mezzo a montagne ciclopiche…

La mattina da Sauze d’Oulx arriviamo a Bardonecchia per una via “nascosta” tutta sassi e abeti e da qui prendiamo la strada di 26 km che porta al colle che prende il nome dell’ing. Germain Sommelier, progettista del tunnel del Frejus che passa proprio qualche migliaio di metri sotto i nostri piedi.

La salita abbandona l’asfalto dopo il paese di Rochemolles eduna volta superato il rif. Scarfiotti sale ripida tra tornanti e pianori d’alta quota.

Nell’ultimo tratto il fondo si fa più rotto ma la moto si muove tanto… troppo! Ho la posteriore bucata, in mezzo a quei sassi alzo le spalle e faccio finta di nulla… se devo cambiarla tanto vale farlo in un posto figo… tanto vale farlo in cima!

Posso quindi dire di aver riparato una camera d’aria anche a 3009 metri sul pelo della morena del ghiacciaio e di aver portato a casa, nella tasca e con il sorriso, quel maledetto chiodo che mi ha regalato un ricordo spettacolare e qualche bella foto.

Finita l’operazione e le foto di rito, giù, di nuovo a capofitto verso Bardonecchia…  e poi ancora su, lungo i campi da sci in direzione Jafferau!

La salita da questo versante non è banale e richiede del mestiere specie con moto pesanti, a riguardo potete chiedere il parere di due mototuristi slovacchi che ci aspettavano con i loro boxer spiaggiati in cerca di un aiuto.

La strada sale, sale, sale ancora e solo alla fine spiana, esattamente nel momento in cui scorgo il traliccio rosso che avevo visto in centinaia di video. Capisco di essere arrivato, non solo mi sembra di essere in cima al mondo, sono con le ruote sopra il forte dello Jafferau.

È tutto un farneticare, sorridere e saltellare. Il posto è fantastico ha fascino da vendere e ci rende dei bambini, increduli di essere arrivati in cima e da soli! In tre, soli, sopra lo Jaffereu!

Giù con foto, video e droni non riusciamo a fermarci: rimaniamo in cima quasi tre quarti d’ora ed è stata la scelta più saggia di tutta la vacanza.

Sì, perché passata l’euforia e scattate un centinaio di foto, solo dopo tutto questo abbiamo capito dove eravamo e quei dieci minuti in più che ci siamo regalati sono stati quelli fondamentali per godersi davvero il momento, rimanendo seduti a parlare con i piedi a ciondoloni nel vuoto in cima a quel forte ferito e bombardato dopo la seconda guerra mondiale come era scritto nelle condizioni di pace con la Francia.

La discesa ci riporta in Val di Susa attraverso la galleria dei Saraceni, che meriterebbe altre mille parole per farvi capire le emozioni provate nello spegnere il motore e nel buio totale sentire lo stillicidio delle gocce d’acqua che permeano la volta e cadono sul casco o si tuffano nelle pozze alla base; ma nulla vale quanto la prima volta sullo Jafferau con tre amici dopo cinque anni di digiuno.

Lassù, in cima a quel forte, sarà stata la mancanza d’aria, ma che ci crediate o no c’è chi ha deciso di cambiare la moto appena comprata, chi ha cancellato con un colpo di gas i cinque anni di distanza dalla moto, e chi ha pensato che essere lì solo in tre è stato fantastico, ma che quando si usciva in moto cinque anni prima si era molti di più e gli alti mancano tutti.

Non è tutto perduto però… senza moto non ci si può stare, neppure a sessantacinque anni, e questa speriamo che sia è un’altra storia, anzi una favola!

Note e consigli sui percorsi

È difficile esprimere gusti personali sui paesaggi e sul piacere di guida, ma dovendo affrontare una tre giorni come la nostra ci sentiamo di suggerire l’ordine via del sale, Assietta, Sommelier-Jafferau sperando che anche a voi regali il crescendo di emozioni e di stupore che il giorno successivo ha dato a noi rispetto al precedente.

Attenzione alle giornate di apertura, farle collimare può non essere semplice; nell’organizzazione tenete presente che:

  • la via del sale è chiusa ai mezzi motorizzati martedì e giovedì (costo di percorrenza di 15€);
  • la Assietta è chiusa il mercoledì e il sabato, (transito gratuito);
  • il Sommelier è chiuso il giovedì (costo di percorrenza dopo il rif. Scarfiotti di 5€);
  • la galleria dei Saraceni è aperta solo il mercoledì e sabato (transito gratuito).


Testo e foto: Dario Lupini

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