Dual Wed 29 September 2021

Queen Trophy 2021: God save the Queen

Il prossimo anno sarà difficile alzare ancora l’asticella: sarebbe dura già solo mantenere questo livello di emozioni, di cibo, di percorsi e di paesaggi eppure ormai, non so come, so già che rimarrò stupito ancora.

Così chiudeva il nostro articolo che parlava del Queen 2020.

Ebbene sì: i ragazzi del mc Pepe Bevagna, con il Queen 2021, ci hanno stupito ancora!

Il Queen, alla quarta edizione, è davvero uno degli eventi più incredibili di fuoristrada non specialistico.
Ormai gli ingredienti dell’evento non sono più un segreto: fuoristrada "senza fine"; tre percorsi di diversa difficoltà per andare incontro alle esigenze di tutti; merende, pranzi e cene gargantueschi e,  ed un’alba da togliere il fiato.

Tutta la magia di questi tre giorni inizia a Bevagna, uno di quei borghi medievali umbri che starebbero bene sulle copertine delle Lonly Planet con la sua fontana, le sue chiese e la sua piazza magica da dove parte l’evento.
Da quella piazza in poi, una volta staccata la frizione sarà tutta libidine fatta di terra sassi e polvere, a patto di aver scelto il percorso giusto per le proprie capacità!

Cesare e i ragazzi del motoclub infatti “regalano” ai partecipanti la possibilità di poter scegliere tra un percorso Standard (non soft!) dove con un minimo di esperienza di fuoristrada ci si può divertire senza pensieri, senza dover per forza avere una tecnica di guida avanzata. Salendo di difficoltà poi un percorso Hard per chi guida normalmente il bicilindrico in fuoristrada e vuole godere di percorsi anche tecnici e sempre paesaggisticamente appaganti ed infine il percorso Expert che è un anello di congiunzione tra l’enduro e l’adventouring: asfalto ridotto al 15%, tratti che se affrontati con un bicilindrico richiedono tecnica di guida e una giornata in moto totale dove anche le pause fotografiche sono ridotte all’osso.
Va da sé che con queste differenze centrare il percorso è fondamentale per godersi il viaggio, ma i ragazzi del Mc sono sempre a disposizione per dispensare consigli a riguardo!

Il primo giorno la destinazione è Norcia, il cuore dei monti Sibillini ferito dal terremoto a cui il Queen aveva già fatto visita nel 2019. Non pensate male…al Queen non si ripete mai lo stesso itinerario e questa volta ci arrivavamo dal val Nerina dopo aver passato Cerreto di Spoleto, Mucciafora e una serie di borghi abbandonati dall’uomo e dispersi in mezzo a montagne bellissime come il Monte maggio. Purtroppo solo i più veloci hanno potuto godere con il sole di questo posto incredibile… per gli altri una doccia improvvisa ha complicato le cose richiedendo spirito d’avventura ed impegno, soprattutto sui percorsi più difficili.
Venerdì la giornata termina con la cena al “Casale degli amici”, con lo stesso squisito menù di due anni fa, e poi tutti a nanna. Nessuno però, al momento dei saluti, sapeva che dietro il ghigno serale degli organizzatori si nascondeva un secondo giorno fuori da ogni logica per quanto riguarda i panorami ed il piacere di guida.

Il sabato mattina partiamo dalla piazza centrale di Norcia sotto le nuvole, in poco tempo ce ne liberiamo salendo in quota, sono passati appena 30 km eppure siamo sopra un mare lattiginoso che riempie la valle. Il cielo è azzurrissimo, non c’è una nuvola sopra, sono tutte sotto i nostri piedi.
Continuiamo a salire fino alla sella della fonte Cerasa.
È qui che i partecipanti con gli occhi pieni di colori e di bellezza si chiedevano se stessero in Mongolia o in Montenegro: una sella ampia, i monti della Laga avanti a noi, i Sibillini dietro e l’erba dorata da un’estate torrida tutto intorno.
Eravamo in paradiso e ci eravamo giunti in moto per la porta principale.
Riscendiamo tra pascoli erbosi “in punta di tassello” per non disturbare i pascoli intorno a noi, ed arriviamo al primo ristoro dove la tradizione culinaria è uscita dirompente: trippa, fagioli e chi più ne ha più ne metta… non esattamente la dieta dell’atleta ma non veniamo in questi pochi per avere l’addominale scolpito.
Riprendiamo il fuoristrada sopra Borbona diretti ai piani di Cascina e poi su fino ai 1500m di piani di Mozza. Siamo di nuovo su una sella altissima, stiamo di nuovo cambiando valle per la terza volta in un continuo di fuoristrada che non sembra finire mai.
Scendiamo “finalmente” sull’asfalto, siamo arrivati a Sella di Corno nel Lazio, ma quella indolente striscia nera la attraversiamo soltanto, ci aspetta subito la salita ai piani di Rascino.
Saliamo ripidi per questo tratto hard, su un fondo incoerente fatto di sassi grandi e medi, tornanti e controtornanti. Guadagniamo quota fino ad uscire dal bosco ed affacciarci su di un terrazzo naturale incredibile con i prati di Rascino ai nostri piedi.
Ettari di nulla con al centro un lago frastagliato, il posto è irreale almeno quanto lla giornata che stiamo vivendo.
Riscendiamo di nuovo, direzione Lago del Salto e risaliamo verso la sella del Rifugio Velino, senza riprendere fiato, un po’ per fuoristrada (totale per gli expert), un po’ per la bellezza.
Scendiamo ad Antrodoco, risaliamo in un castagneto con un tracciato “superflow” pieno di curve ampie e ghiaiose da paura che ci portano direttamente nella piazza di Cittaducale: l’ombelico d’Italia (o così dicono).
Il secondo giorno è terminato, ma non ci sono parole per descriverlo… tanta, troppa roba da vedere in un giorno solo.
Sabato sera insieme alla cena, si celebra il concorso “the Queens of the Queen” per premiare le moto più belle con due bei stivali Stylmartin.
Tantissime le moto da togliere il fiato, tra cui una Zaira ex Kapiony, una serie di Gilera una più bella dell’altra ma tra tutti il vincitore della categoria special è stato Edward dall’Inghilterra con una AfricaTwin Rd04 kittata un po’ Boano un po’ con componenti autocostruiti, mentre la categoria standard è andata a Paolo con una Honda CL 77 degli anni 60: davvero bellissmo vederlo con il sorriso zompettare sui sassi del percorso Hard con una moto del genere.
Cena, concorso saluti e adrenalina, si perché la domenica mattina ci aspetta la poesia massima del Queen, come da tradizione Cesare ci tira giù dal letto presto, prestissimo. La partenza è prevista alle 5. 

Fuori è buio, abbiamo dormito 4 ore o poco più, la voglia di girarsi e dormire è tantissima, ma con un colpo di reni ci tiriamo giù dal letto, prendiamo la moto e ci dirigiamo sotto le stelle in cima al Terminillo per la colazione al rifugio Sebastiani.
Arriviamo in cima giusto in tempo per l’alba, il cielo si tinge di rosa, in breve tutto diventa dorato, i colori rubano spazio al buio della notte e la magia delle albe del Queen Trophy ripaga ogni sforzo.
Lo avevamo provato lo scorso anno sul monte Catria, quast’anno lo riproviamo sul Terminillo, ogni volta che il queen trophy ti chiede uno sforzo, che sia una salita difficile o una levataccia, stringi i denti e fallo, perché non ti verrà mai chiesto nulla più di quello che ti verrà ridato indietro.
Discesi dal Terminillo, il nostro viaggio prosegue per i piani di Cottanello: un pezzo di Albania posta al confine tra Lazio ed Umbria.
Intorno a noi maialini bradi, ricoveri di pastori ormai abbandonati (o forse no), una foresta bellissima da attraversare, ma dove diavolo siamo?!?!
La traccia ci porta a Narni dove facciamo merenda nella bellissima rocca Albornoziana che domina la valle dall’alto. Da qui proseguiamo per i monti Martani. Un lungo e piacevole ritorno su stradoni bianchi e rossi appesi alle pareti dei monti.
Tratti di fuoristrada lunghissimo che i portano a Bevagna per il pranzo conclusivo.
In tre giorni abbiamo visto posti incredibili, abbiamo portato la nostra voglia di avventura lungo percorsi davvero tosti per chi voleva mettersi alla prova con il percorso expert e bellissimi per chi voleva goderseli con il percorso standard.
Una macchina organizzativa ormai rodata che offre sempre la garanzia di accompagnarti per tre giorni in paradiso.
Quest’anno si sono superati, hanno già in testa il percorso del prossimo anno (dicono), ma non vorrei essere nei loro panni…superarsi sarà impossibile ma hanno già accettato la sfida, come ogni anno, e come ogni anno non la vogliono assolutamente perdere.

Testo: Dario Lupini
Foto e video: Dario Lupini - Marco Ciofi

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